«Scusi, dovevo farlo»

Era carico. Aveva la borsa a tracolla appoggiata sul fianco destro; con la mano sinistra teneva in alto  il sacco, mentre con la destra lo sorreggeva. Era uscito dal supermercato carico della spesa, maledicendo il momento in cui si era dimenticato di portare un secondo sacco.

Si era accorto del proprio errore soltanto una volta arrivato alla cassa: la tipa scansionava i pomodori e i detersivi senza degnarlo di uno sguardo, urlando agli altri colleghi di aprire altre casse. «Chiamate la Be, toglietele 5 minuti di pausa» pretendeva lei con tono autoritario. Intanto lui metteva la spesa nel carrello, ripromettendosi di sistemarla dopo aver pagato.
– «Non ho moneta» dichiarò alla cassiera, consegnandole una banconota; lei non rispose, e gli porse il resto insieme allo scontrino.
Ci mise almeno cinque minuti per ficcare alla bell’e meglio i propri acquisti. Nella borsa a tracolla aveva messo i rotoli di carta igienica e il detersivo: – «Questi sono per il cesso» – borbottò, serrando a fatica la chiusura lampo, mentre il resto della spesa straripava dal sacco.

Era quasi arrivato alla fermata e l’autobus stava per aprire le porte, quando un omone di mezza età, più alto di lui ma meno grosso, per poco non gli fece cadere il sacco: gli aveva tagliato la strada per salire sul mezzo prima di lui.
– «Scusi, dovevo farlo» – disse l’omone voltandosi e sogghignando – «Avevo fretta». Senza dire una parola, con il sacco saldamente tra le mani, salì sull’autobus e si mantenne vicino al conducente. Non vedeva l’ora di preparare una bella frittata.

Durante il tragitto evitò di guardare gli altri viaggiatori, avvertendo il sudore sotto la canottiera, stringendo i denti per la frustrazione. Dopo un quarto d’ora sentì il suono della “fermata prenotata”: qualcuno doveva aver premuto il pulsante, risparmiandogli la fatica. Sorrise, si avvicinò alle portiere che si stavano aprendo, ed ecco che venne spinto in avanti: lui non cadde a terra, ma il sacco sì, iniziando a bagnarsi per il tuorlo fuoriuscito dalle uova rotte. Si voltò indietro.
– «Scusi, dovevo farlo» – disse nuovamente l’omone.
Gli diede un calcio sul ginocchio, senza lasciarlo parlare, davanti allo sguardo incredulo degli altri viaggiatori.
– «Anch’io» – replicò, mentre l’omone era piegato dal dolore, e una vecchia gridava chiamando aiuto. Le uova erano rotte, ma la frittata era comunque fatta.

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