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Italian-Iranian guy around the world

L’Iran e la Persia: due facce (apparenti) della stessa medaglia

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Viaggio nella storia dei due nomi per smentire un contrasto inesistente

articolo pubblicato “Il piccolo” bimestrale dell’Associazione Cardinal Ferrari della Compagnia di San Paolo, numero di Gennaio-Febbraio 2008

Prima di dormire

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Perché mi metto le mani in faccia? Non riesco a smettere. È come se dovessi lavarmi, togliermi qualcosa di dosso. Mentre lo faccio alzo la testa e chiudo gli occhi, e li riapro subito mentre allontano le mani che scendono sul collo, guardando verso l’alto; sembra quasi che non voglia guardare le dita, non voglia vedere ciò che mi sta toccando. Che poi sarebbe parte di me: è il mio corpo, sono io, non uno sconosciuto, non un altro.

Poi abbasso la testa, e la mano sinistra accarezza i miei capelli, passa sulla nuca, e da lì rialzo la testa e lo sguardo, senza incontrare la mano che riscende sul collo. È un’ossessione. Rifaccio lo stesso con la mano sinistra. Tutto davanti al computer, appoggio i gomiti sul tavolo.

Sono stanco. Non c’ho voglia di fare niente. È che vorrei fare tante cose, ma non posso, o non so come farle, né in che ordine. Inspiro profondamente con la bocca chiusa, ruoto la testa verso sinistra e verso destra. Ma che sto facendo? Espiro profondamente con la bocca aperta. Poi mi gratto con un dito sotto la bocca, sopra il mento.

Mi dà fastidio. Striscio i piedi sul pavimento, sento il rumore delle ciabatte sulle piastrelle, sembrano pesanti. Ingoio la saliva, ho sete, ingoio nuovamente la saliva. Sbadiglio, e sento che mi viene la pelle d’oca sulle braccia.

Sbadiglio, ma è presto per dormire. Invece adesso non mi va di pensare, mi gratto il naso, sbadiglio. Abbasso la testa, per un attimo guardo il tavolo, poi lo schermo del computer. Muovo la lingua, imito il passo di un cavallo, clop clop oppure trot trot non lo so.

Poi abbasso la testa, e la mano sinistra accarezza i miei capelli, passa sulla nuca. Sbadiglio. Sento gli occhi umidi. Non piango, non so perché dovrei farlo. Incrocio le braccia per grattarmi le spalle, ah che sollievo. Comincio a sentirmi meglio, avevo bisogno di un abbraccio.

Sbadiglio, adesso me la sento di andare a dormire,

Il potere

Che cos’è il potere?

Il denaro. Tanto da comprare tutto quello  che si vuole, in qualunque momento se ne abbia voglia.
Si fa del male pur di ottenerlo da chi ce l’ha, anche a chi ne ha poco. Si dicono bugie, a volte si rinnega i propri cari, oppure si offende la propria dignità: pur di averlo o di non perderlo, si rischia ciò che conta davvero, la felicità.
No, non è il denaro.

Le armi. Da fuoco, da taglio, chimiche, oppure virus informatici, veleni, bande di picchiatori.
Offendono gli avversari, altrimenti difendono da loro. Anche con attacchi preventivi, perché aspettare? Potrebbero avvenire incidenti: come il fuoco amico, per esempio; come le conseguenze delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Fino a farsi del male da soli, talvolta in un momento di follia.
No, non sono le armi.

Il comando. Decidere per gli altri, ordinare ad altri ciò che devono fare; avere dei sottoposti che dovranno eseguire, o addirittura essere al vertice della piramide.
Si urla, si insulta, non si accettano scuse. E si punisce chi non accetta il comando, così come chi sbaglia, magari in misura diversa. C’è chi scatta sull’attenti per eseguire; c’è chi adula o si prostra per godere di favori; chi trama nell’ombra ambizioso di comandare; e chi infine prova odio perché non può reagire oppure per semplice invidia.  Ma arriva il momento in cui non si comanda: perché termina l’incarico; per limiti di età; perché qualcuno fa fuori chi comanda.
No, non è il comando

Alessandro e Diogene
16th century Alexandre et Diogène Urbino majolica in the Musée des Beaux-Arts de Lyon

 

Allora che cos’è il potere?

La forza? Veramente il denaro, le armi, il comando, sono diverse facce della forza. Anche se non tutte.
Perché il potere è la forza – per l’appunto – di dire di sì o di no. Nient’altro.

Accettare o respingere una richiesta è il potere. Essere nelle condizioni di poter fare o non fare, questo è il potere.
Non conta essere a capo di una nazione o di un’azienda.
Quando Alessandro, re di Macedonia, incontrò Diogene il Cinico, quest’ultimo viveva in una botte. Alessandro gli disse che qualunque sua richiesta sarebbe stata esaudita. Il filosofo gli replicò di spostarsi perché gli stava coprendo il sole.
Diogene disse di ad Alessandro, facendogli una richiesta, ma contemporaneamente gli disse di no: gli disse chiaro e tondo che non voleva essere disturbato.

Forse quella su Diogene non è solo una leggenda. Non c’è alcuna fonte storica che riporti il fatto che Diogene sia stato punito da Alessandro per la sua risposta. Anzi, Plutarco scrisse che dopo l’incontro il re macedone affermò «Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene». Perché Diogene aveva più potere di Alessandro.

Le fiamme di Notre Dame

Sto leggendo che la cattedrale di Notre Dame è in fiamme. C’è scritto che ci hanno messo circa 200 anni per edificarla, e che adesso c’è il rischio che crolli tutto. Vedo le foto sul web, e per un attimo mi ricordo dell’incendio della Plasco. Ma, rispetto al grattacielo di Tehran, si tratta di una chiesa nata quasi un millennio fa.

A differenza dei miei genitori, non sono mai stato a Parigi, e non ho mai visto Notre Dame. Mi chiedo: perché questo funerale della Storia? Allora è vero che per creare possono non bastare 1000 anni, mentre per distruggere è sufficiente un momento?

Ma la prima cosa che mi è venuta in mente non è stato il Gobbo, ma una canzone dello Zecchino d’Oro: avevo 8 anni, la cantava un bambino francese, biondo e con gli occhi chiari, si intitolava “Gli angeli di Notre Dame“. Una musica che mi ispirò malinconia, e forse per questo è più facile ricordarla adesso.

 

Evasione

Era davanti al portone, da dieci minuti.

Non sapeva. Se aprirlo con la chiave. O suonare. Se bussare. Oppure gridare. Se prenderlo a calci. Altrimenti lasciare un messaggio.

«Che aspetti? Qualcuno?» – sentì urlare dall’alto. Alzò lo sguardo: era un uomo anziano con gli occhiali, senza capelli, si notavano le macchie rosse sulla testa pelata. Incrociò per un attimo lo sguardo del vecchio, per poi riportare gli occhi sul portone, e successivamente alla sua sinistra.
Non dovevano chiedergli cosa volesse fare.

Il vecchio continuava ad osservarlo, lui evitò il suo sguardo. Arrivò una donna sulla quarantina con una busta di plastica piena della spesa, ed aprì il portone con la chiave; varcò l’ingresso e, senza girarsi, gli chiese: – «Deve entrare?»

Scosse il capo in segno di diniego, alché la tipa richiuse il portone in fretta alle proprie spalle. Strinse i pugni e chiuse gli occhi per qualche secondo.
Non dovevano essere gli altri a scegliere per lui.

Si avvicinò lentamente un’auto: «Che cazzo ci fai qua?» – gli disse il ragazzo alla guida, dal finestrino aperto; accanto a lui ce n’era un altro. Entrambi avevano i capelli neri, erano alti il doppio di lui, e si somigliavano molto tra di loro: uno era in giacca e cravatta, e aveva gli orecchini ad anelli; l’altro era in tuta e indossava i guanti sul volante. «Sei qui da dieci minuti davanti alla porta. Se non devi entrare, levati dai coglioni.» – aggiunse il passeggero.

Deglutì, per poi pentirsene subito: era una reazione da deboli, adesso avrebbero pensato che aveva avuto paura. Perché mi trattano così? Perché non mi accetta nessuno così come sono?

door
door

Senza dire una parola, diede un altro tiro e incominciò a camminare. «Bravi, ragazzi!» – sentì urlare il vecchio, che iniziò a battere le mani.

Gli avrebbe voluto tanto rispondere: che anche lui una volta aveva i capelli; che anche lui una volta aveva una casa; che anche lui aveva un fratello con cui una volta andava in macchina; che anche per lui una volta non mancava la spesa; e infine che, anche dove aveva abitato una volta con la sua famiglia, non mancavano i vicini ficcanaso.

Non so decidere, come è successo davanti a quel portone, e non voglio che decidano loro per me. Così era stato per tante altre cose, e così come sarebbe stato ancora. Evasione.

E resti a pensare

Ti guardi davanti ad uno schermo
da solo a mezzanotte, riflesso
dal bianco sullo sfondo di un testo.

Seduto, gobbo, hai lo sguardo fermo
con gli occhi che leggono lo stesso
rigo da minuti, senza ricordarti il resto.

Sai che non puoi rimanere di marmo
un po’ perché devi andare al cesso
e un po’ perché l’indomani devi alzarti presto.

E resti a pensare

night in the room
night in the room

#MyTeamMelli: tell your Iran XI!

National football team of Iran 🇮🇷 qualified for FIFA World Cup for the second consecutive time. Never happened before Russia 2018 🏆.

Team Melli is the nickname of the squad among Iranian fans: literally meaning “National Team”, this expression is used to call all national selections for all sports. So we have Team Melli for wrestling, football, futsal, volleyball, basketball, etc… 🤼‍♂️ ⚽️ ⛹️‍♀️

Carlos Queiroz on Team Melli

Asked about his opinion on whether the current Team Melli is better than the 2014 squad, head coach Carlos Queiroz said that now:

  1. we have more solutions;
  2. we are better prepared;
  3. we have more experience;
  4. especially in this moment we have more players in Europe;

The Portuguese coach – who led Iran to play 2014 FIFA World Cup and 2015 AFC Asian Cup – added that in order to pass the group stage the squad need «to put in place the best preparation especially for local-based players». 🏋️

Your opinion on Team Melli

All fans love Team Melli, but they know that this time there is a big possibility that somebody of our favourite players will remain at home. Queiroz himself admitted that it will be not easy to select the squad for Russia 2018.

In Italy 🇮🇹 they say that there are 60 millions head coaches – the same number of the population – because Italian people use to criticize the National football team. Sometimes it seems to be the same for Iran, just read media reports or forum discussions or social media posts: you can read not only by people living in Iran, but also by fans from all over the world, sometimes even with no connection with the Middle Eastern country. 🌎 🌍 🌏

We are not Carlos Queiroz, but – waiting for the FIFA World Cup – we can post on social our Team Melli XI (line up): Facebook, Twitter, Instagram, etc with the hashtag #MyTeamMelli. And if you speak Persian you can use #تیم_ملی_من 😉

Algeria v Iran – 27 Mar 2018- Tickets & Match Travel news

Iran will play Algeria on friendly on 27 March 2018 in order to prepare for 2018 FIFA World Cup. Below you can find all news about:

  • venue;
  • tickets;
  • how to reach the stadium;
  • coffeshops;
  • forbidden items and luggage storage.

Algeria v Iran

Match day

27 March 2018 h 6:00 pm CET (local time)

Venue

Stadium: Merkur Arena
Address: Stadionplatz 1, Graz (Austria)

Tickets

Available: on match day at 4:00 pm CET in front of the stadium
Prices: EUR 15,00; reduced price EUR 10,00*; kids under 14 years are free
*students until 27 years, retired

How to reach the stadium

  • by car, there is a garage available at the stadium;
  • public transportation available via tramway #4

Coffeshops and restaurants

Tribeka, Café Sacher, Barista, Operncafe, McDonalds McCafe

Forbidden items and luggage storage

As in other football matches you cannot introduce inside the stadium: umbrellas; weapons; knives; firearms; fireworks; sharp objects.

Luggage storage is available at the main train station in Graz.

Join the event on Facebook!

https://www.facebook.com/events/178018106148013/

Algeria v Iran
Algeria v Iran

 

 

 

 

Source: International Football Camp Styria (Austria)
www.footballcampstyria.com