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Il potere

Che cos’è il potere?

Il denaro. Tanto da comprare tutto quello  che si vuole, in qualunque momento se ne abbia voglia.
Si fa del male pur di ottenerlo da chi ce l’ha, anche a chi ne ha poco. Si dicono bugie, a volte si rinnega i propri cari, oppure si offende la propria dignità: pur di averlo o di non perderlo, si rischia ciò che conta davvero, la felicità.
No, non è il denaro.

Le armi. Da fuoco, da taglio, chimiche, oppure virus informatici, veleni, bande di picchiatori.
Offendono gli avversari, altrimenti difendono da loro. Anche con attacchi preventivi, perché aspettare? Potrebbero avvenire incidenti: come il fuoco amico, per esempio; come le conseguenze delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Fino a farsi del male da soli, talvolta in un momento di follia.
No, non sono le armi.

Il comando. Decidere per gli altri, ordinare ad altri ciò che devono fare; avere dei sottoposti che dovranno eseguire, o addirittura essere al vertice della piramide.
Si urla, si insulta, non si accettano scuse. E si punisce chi non accetta il comando, così come chi sbaglia, magari in misura diversa. C’è chi scatta sull’attenti per eseguire; c’è chi adula o si prostra per godere di favori; chi trama nell’ombra ambizioso di comandare; e chi infine prova odio perché non può reagire oppure per semplice invidia.  Ma arriva il momento in cui non si comanda: perché termina l’incarico; per limiti di età; perché qualcuno fa fuori chi comanda.
No, non è il comando

Alessandro e Diogene
16th century Alexandre et Diogène Urbino majolica in the Musée des Beaux-Arts de Lyon

 

Allora che cos’è il potere?

La forza? Veramente il denaro, le armi, il comando, sono diverse facce della forza. Anche se non tutte.
Perché il potere è la forza – per l’appunto – di dire di sì o di no. Nient’altro.

Accettare o respingere una richiesta è il potere. Essere nelle condizioni di poter fare o non fare, questo è il potere.
Non conta essere a capo di una nazione o di un’azienda.
Quando Alessandro, re di Macedonia, incontrò Diogene il Cinico, quest’ultimo viveva in una botte. Alessandro gli disse che qualunque sua richiesta sarebbe stata esaudita. Il filosofo gli replicò di spostarsi perché gli stava coprendo il sole.
Diogene disse di ad Alessandro, facendogli una richiesta, ma contemporaneamente gli disse di no: gli disse chiaro e tondo che non voleva essere disturbato.

Forse quella su Diogene non è solo una leggenda. Non c’è alcuna fonte storica che riporti il fatto che Diogene sia stato punito da Alessandro per la sua risposta. Anzi, Plutarco scrisse che dopo l’incontro il re macedone affermò «Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene». Perché Diogene aveva più potere di Alessandro.

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